È vero, Eataly vorrebbe portare, ed esportare, la qualità dei prodotti italiani a livelli tali da poter far degustare il meglio della nostra gastronomia a tutti, non solamente a chi, grazie alle proprie disponibilità economiche, può permettersi i migliori prodotti sul mercato..
Eataly: l’eccellenza italiana in cucina
È vero, Eataly vorrebbe portare, ed esportare, la qualità dei prodotti italiani a livelli tali da poter far degustare il meglio della nostra gastronomia a tutti, non solamente a chi, grazie alle proprie disponibilità economiche, può permettersi i migliori prodotti sul mercato. Nobile intento, che si infrange però inevitabilmente contro quei piccoli, quanto pur questi tipicamente italiani, comportamenti di chi si trova a diretto contatto con il cliente.
La mia esperienza con la famiglia a Eataly di Roma è stata a dir poco ridicola. Tutto inizia con un inconveniente ai sistemi informatici del settore dedicato alla pizza: inconveniente che però non impedisce di chiedere il pagamento anticipato di € 29,50. Ci mettiamo a sedere al bancone e cominciamo ad attendere. Abbiamo tutto il tempo di considerare ed apprezzare il fatto di fare tutto a vista, ma questo diventerà poi, nostro malgrado, un deterrente. Purtroppo osserviamo anche che le pizze cominciano ad arrivare a chi era venuto dopo mentre noi non abbiamo neanche le bevande. L’eccellenza tipicamente italiana comincia a evidenziarsi… ma ahimè non è quella gastronomica.
Facciamo notare che stiamo attendendo da diverso tempo quanto ordinato: l’inserviente prende lo scontrino e ci porta da bere. Ma dobbiamo sollecitare la restituzione dello scontrino. Pensiamo che ormai il problema sia risolto e a breve potremo gustare le nostre pizze: non è così. Nel frattempo, non avendo nulla di meglio da fare, osserviamo le operazioni dei due lavoranti che insacchettano il pane: usano i guanti, ma allo stesso tempo il ragazzo apre un cartone che ha viaggiato sicuramente in camion sterilizzati ed è stato stivato in magazzini che hanno certamente subito lo stesso trattamento. Oltretutto il cartone con i sacchetti per il pane, per comodità, è appoggiato sul bancone in acciaio di fianco a dove avviene l’insacchettamento: ma è lo stesso ripiano dove vicino ci sono appoggiati i bicchieri! Credo di non aver peccato pensando che vi si potranno appoggiare anche cibi o stoviglie. La ciliegina sulla torta, per il momento, arriva con un colpo di tosse dell’operatrice.
Oh! Finalmente le pizze: ottime. Ma… cosa succede? Una giovane bionda, probabilmente una giornalista straniera, con una grossa macchina fotografica al collo si aggira all’interno del bancone inquadrando l’impiattamento delle pizze e quant’altro facendo sventolare con disinvoltura la lunga chioma. Beh, gli spaghetti sono la massima rappresentanza dell’Italia, ma nella pizza no, “non c’azzeccano” proprio. Per correttezza, a onor del vero, non abbiamo trovato nulla da eccepire sulla qualità della pizza e anzi facciamo volentieri i nostri complimenti ai pizzaioli.
Quanto raccontato è stato immediatamente riferito alla signora Micole Viano, dirigente dell’impianto, la quale ha raccolto la segnalazione con gentilezza e cortesia. Una cosa ci ha lasciato perplessi: sembrava che nessuno fosse al corrente della presenza della giornalista… o meglio, il responsabile ha detto che nessuno si stava aggirando dietro al bancone, nonostante lo stesse facendo in quel momento davanti ai nostri occhi, ma poi ha cambiato idea, soprattutto quando è stato informato che nel dopo pasto, mi ero dilettato anch’io a riprendere la leggiadra signora.
W l’Italia! W gli italiani!
Scritto: Francesco Curreri
Verba volant, scripta manent I libri trasmettono il sapere, il sapere è la consapevolezza dell’essere.


