È vero che molti degli appartenenti alle generazioni del boom italiano sono cresciuti in qualche modo viziati
I Prìncipi dei castelli di carte
È vero che molti degli appartenenti alle generazioni del boom italiano sono cresciuti in qualche modo viziati, coccolati da mamme abbindolate da Paolo Ferrari che gli offriva due fustini al posto di uno perché a casa era arrivata la lavatrice e da papà che si sentivano arrivati quando potevano sedersi su una Fiat 600 o, magari, una 850. Un mondo finto, forse più edulcorato che finto. Ma queste generazioni sentivano i racconti della guerra direttamente da chi l’aveva vissuta. Attraverso i nonni e, perché no, rovistando tra le cianfrusaglie di una casa di campagna, capitava di imbattersi in qualche ciotolina di terracotta e tu, bambino ignorante, chiedevi cosa fosse. Quando ti spiegavano che in quel piccolo contenitore ci si metteva l’olio e uno stoppino e questo serviva per illuminare la casa di notte, ti stupivi: ma vuoi dire che solo pochi anni fa la corrente elettrica non c’era? E così magari ti incuriosivi, ricercavi nei libri la storia dell’illuminazione elettrica e poi accadeva che ti appassionavi all’elettrotecnica… l’elettronica era ancora di là da venire.
Sono passati cinquant’anni proprio pochi mesi fa dall’allunaggio. Chi tra le donne e gli uomini nati nei primi anni ’60 non ricorda quel giorno? Chi non era davanti a un televisore in bianco e nero che dovevi prendere letteralmente a pugni perché l’immagine stesse ferma o si sintonizzasse meglio? Chi non c’era o era in punizione (e che punizione) oppure era un extraterrestre. Quanta immaginazione.
Poi sono arrivati i primi strumenti elettronici per il diletto. I computer? No, troppo avanti. Si parla dei mangiadischi, seguiti poi dai mangiacassette (o mangianastri) tra cui si inserì per un breve periodo lo “Stereo 8”, un sistema per ascoltare la musica che prevedeva non solo un riproduttore gigantesco, ma anche delle cassette di dimensioni improponibili… e forse fu proprio il motivo del suo rapido morire.
Poi è cominciata la corsa… gli stereo, i primi giochi elettronici e i primi computer che, per essere usati, ti costringevano a imparare a masticare un minimo di linguaggio informatico. Sempre più veloci. In pochissimo tempo gli stereo compatti sono diventati HiFi componibili con un suono che ti lasciava a bocca aperta e, mentre stavi a bocca aperta arrivavano i primi computer da casa, ma non hai fatto in tempo ad accorgerti che qualcuno, al posto della pellicola con il verde in basso e l’azzurro in alto in voga con i mondiali di calcio del 1974, aveva acquistato il televisore a colori. Non passarono troppi anni per vedere persone che giravano con degli oggettoni in auto che pochi potevano permettersi: si stava implementando la telefonia mobile che ha poi invaso il mondo e fatto passare in secondo piano il motivo per cui Meucci inventò il telefono: parlarsi. Ora il telefono, chiamato così più per abitudine che per altro, ci serve per quasi tutto meno che, appunto, per telefonare.
Quanti oggetti, quanta tecnologia, quanto progresso. E a che velocità! In pochi anni, talvolta mesi, quello che sembrava il futuro era già passato remoto. Così come velocemente la società dei consumi si sviluppava, l’essere umano perdeva dei pezzi che faticosamente aveva conquistato.
Le lotte del ’68 per i rompere con i costumi bigotti di un mondo troppo ancorato al passato, il femminismo, in Italia la legge prima sul divorzio poi sull’aborto. Le lotte sindacali per i diritti dei lavoratori e gli scontri di piazza inquinati a sprazzi dalla violenza del terrorismo. Quindi il silenzio degli anni ’80 e ’90, che altro non erano se non il preludio all’attuale mondo in cui viviamo. In quegli anni in cui la caduta del muro di Berlino sembrava la definitiva sconfitta delle ingiustizie, altro non è stato che l’ultima colata di cemento, ma con molta sabbia, per la costruzione dei castelli di carte di cui le nuove generazioni sono adesso i Prìncipi.
È vero, le mamme degli anni passati si rallegravano per la lavatrice o per il frigorifero così come i papà erano dediti a seguire i nuovi modelli di auto, ma allo stesso tempo erano consapevoli che il futuro era nei loro figli e proprio per farli studiare si rinunciava a qualche elettrodomestico e ci si accontentava di un’utilitaria che già, comunque, significava molto.
I Prìncipi, i cosiddetti millennals e le generazioni successive, a loro insaputa stanno dimorando in quei castelli di carte costruiti ad arte da un potere economico che, come la tecnologia, sta deviando da quello che realmente dovrebbe significare progresso. Per rimanere in Italia, i grandi industriali come Adriano Olivetti per primo, Enzo Ferrari, Piero Bassetti o Alessandro Martini, giusto per citare qualche nome, crescevano le loro aziende come creature, come dei figli, e i loro dipendenti crescevano con loro e con l’azienda stessa, ma non come numeri, come persone. Molti degli industriali italiani e non solo, sono delle costole di un imprenditore che ha rischiato i propri soldi e la propria faccia. Negli anni silenziosi degli yuppies e del post Unione Sovietica, una finanza spregiudicata e fatta probabilmente da chi aveva molta furbizia, ma poca intelligenza, si è insinuata come un cancro nell’imprenditoria del progresso e del benessere di molti per ottenere profitti a scapito di molti. Dei castelli di carte che non hanno più al comando un uomo che vede la sua fabbrica e i suoi dipendenti come un grande capitale, ma azionisti che devono vedere dei dividendi. Come questi poi arrivino, poco importa. Ciò che spesso non capisce chi abita dentro questi castelli è che è lui stesso spesso l’azionista di questo sistema che si sta cannibalizzando giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Ma poi?
Queste nuove generazioni non sono viziate, sono semplicemente deviate perché sono state abituate ad avere tutto e subito dalle generazioni che invece avrebbero dovuto insegnargli che una conquista deve essere raggiunta con i tempi dovuti per godersela appieno. Che il bello di una famiglia o di un’azienda è vederla crescere, lentamente, come una pianta che germoglia, cresce, dà frutti e poi, grazie a questi, si rigenera… con i suoi tempi. Una società come l’attuale, fatta di castelli di carte, è destinata solo a una morte che purtroppo non sarà veloce come tutte le altre cose. Gli abitanti di questi castelli di carte moriranno lentamente autocibandosi di se stessi nella convinzione che il successo e la realizzazione sia la carriera lavorativa e il predominare sugli altri abitanti di queste vacillanti costruzioni che all’occorrenza vengono abbattute con semplice soffio dimenticando che al loro interno ci sono sì dei Prìncipi inconsapevoli, ma pur sempre esseri umani. Ma il castello è fatto proprio di carte per non far male nella sua caduta e far credere a questi Prìncipi che nulla potrà ucciderli, se continueranno a servire il Re dei castelli di carte, cioè il denaro, l’unico scopo che questi Prìncipi dovranno inseguire affinché qualcuno di loro, ma pochissimi, potranno salire al trono di questo regno effimero.
Scritto: Francesco Curreri
Verba volant, scripta manent I libri trasmettono il sapere, il sapere è la consapevolezza dell’essere.


