Quando mi metto davanti alla pagina bianca per scrivere un racconto o un romanzo, la prima cosa che mi chiedo è: a chi e a cosa potrà servire?
La letteratura è impegno civile
Quando mi metto davanti alla pagina bianca per scrivere un racconto o un romanzo, la prima cosa che mi chiedo è: a chi e a cosa potrà servire? Se quanto scrivo potrà dare spunti di discussione e magari portare persone ad incontrarsi per farlo, ho ottenuto ciò che volevo. In questi ultimi anni siamo invasi da una letteratura che nasce dalla televisione o, meglio, da personaggi televisivi che troppe volte, purtroppo, hanno poco da dire.
Fin dagli inizi della mia passione, qua
ndo scrivevo per pochi, il mio motto è sempre stato “scrivere per vivere e per far vivere”. È chiaro che il sogno di ogni scrittore in pectore è potersi sostenere con tale lavoro, ma non è semplice. Eppure, anche un piccolo scrittore come me, può fare qualcosa: scrivo di terrorismo, di mafia, di mobbing. Poi parlo con chi ha subito sulla propria pelle l’atrocità degli anni di piombo, della “lupara”. Mi guardo attorno e sento amici che si sentono perseguitati sul lavoro. Talvolta sono vittimismi, ma altre no. Se poi hai la pelle diversa dalla nostra, spesso il mobbing può tradursi in razzismo. Sono tutti problemi da portare alla luce e lo scrittore, poiché ha un arma molto potente tra le dita, deve sviscerarli. Sì, la letteratura si accompagna bene all’impegno civile. Anzi, io dico che la letteratura deve essere impegno civile. Cosa molto importante è anche rivolgersi ai bambini e senza troppe edulcorazioni. Il ritorno della storia è dietro l’angolo e il tenerlo nascosto farà crescere uomini ignoranti. Ai piccoli ebrei fortunatamente sopravvissuti ai lager, non sono state risparmiate le atrocità. Ai figli di uomini come Emanuele Petri, ricordato sabato in Salaborsa, o come il giudice Alessandrini, non sono state nascoste le atrocità del terrorismo. Questo è l’impegno che dobbiamo perseguire. Accompagniamo i nostri figli ideando racconti e romanzi che li facciano crescere nel rispetto dei più deboli e con la voglia di vivere in una società veramente democratica e civile. Facciamo nascere discussioni su queste letture e parliamo apertamente dei problemi. Diamogli un punto di vista alternativo alla televisione o a Facebook che , per quanto utili, non devono sostituirsi ai rapporti umani. Questo si può, si deve fare, è una responsabilità di tutti coloro che fanno cultura.
Scritto: Francesco Curreri
Verba volant, scripta manent I libri trasmettono il sapere, il sapere è la consapevolezza dell’essere.


