Bolsena ha spalancato le sue porte alla Memoria. Memoria con l’iniziale maiuscola perché parliamo del ricordo di un giovane carabiniere

Bolsena ha spalancato le sue porte alla Memoria. Memoria con l’iniziale maiuscola perché parliamo del ricordo di un giovane carabiniere, figlio di questo bellissimo paese adagiato sull’omonimo lago, morto prematuramente sotto i colpi di Prima Linea trentotto anni fa. Il suo nome era Giuseppe Savastano e il 21 gennaio del 1982 era la vigilia del suo congedo dall’Arma dei Carabinieri. Sì, il giovane, di appena vent’anni, si sarebbe congedato il giorno successivo per tornare a casa e dare una mano, come diceva lui, nell’azienda di famiglia, un panificio storico di Bolsena, ma il 21 gennaio 1982, vestendo ancora la divisa che lui amava, è stata la data della sua morte.

Per i bolsenesi che l’hanno conosciuto era semplicemente “Pino”. Lo ricordano quando, ragazzino, in bicicletta consegnava il pane. No, non l’hanno dimenticato, e lo hanno dimostrato partecipando numerosi al primo evento in suo onore che si è tenuto domenica 19 gennaio 2020 nella calda cornice dell’Auditorium del Comune di Bolsena. Qui, di fronte a una sala gremita oltre le aspettative, hanno avuto spazio le sorelle di Giuseppe, Claudia e Marzia e, successivamente, lo scrittore bolognese Francesco Curreri.

Il pomeriggio è stato doverosamente aperto dall’Assessore alla Cultura di Bolsena Raffaella Bruti e dal Vicesindaco Andrea Di Sorte19AndreaDiSorte in rappresentanza della Giunta che, oltre a far sentire la vicinanza delle Istituzioni alla famiglia, hanno ricordato il fatto accaduto a Monteroni d’Arbia (SI) in cui, oltre a Giuseppe, morì anche un altro giovane Carabiniere ausiliario, Euro Tarsilli. Tra il pubblico anche la mamma di Giuseppe, la signora Giuseppina che non ha potuto trattenere le lacrime ricordando il suo ragazzo, quindi anche il fratello Marco e la sorella Francesca. Era impossibile non sentirsi toccati dalle parole semplici, ma ricche d’intensità della sorella 19Claudia Marzia SavastanoClaudia, che ha vissuto la tragedia da vicino e poi da marzia, che del fratello ha solo sentito raccontare perché più piccola di diversi anni. Ma molti, oltre ai familiari, hanno voluto testimoniare il valore e, soprattutto, la gioia di vivere di questo ragazzo che viveva l’Arma con orgoglio, ma che posto di fronte alla possibilità di continuare la carriera militare, aveva scelto di servire la famiglia nel lavoro perché, come diceva, “hanno bisogno di me”. Un ragazzo semplice, che, come tutti i ragazzi senza distinzione di generazioni, amava la musica; tra i suoi pezzi preferiti, “The wall”, dei Pink Floyd, che ascoltava chiuso nella sua stanza anche quando tornava a casa nel periodo della leva.

Tra i molti che l’hanno voluto ricordare, il dottor Antonio Naddeo, medico di Bolsena che all’epoca ricopriva anche la carica di Sindaco e che ha19Antonio Naddeo dato testimonianza di come si trovò spiazzato sia come uomo, sia come rappresentante delle Istituzioni nell’affrontare quanto accaduto. Non certo per incapacità, ma per la rabbia di vedere come altri giovani, vittime a loro volta di una violenza che non può e non deve essere giustificata da un’ideologia, avevano stroncato la vita di un ragazzo che era stato fiero di servire il suo Paese. È Naddeo stesso infatti a dire “non sapevo se stare zitto o parlare, non sapevo cosa fare, nonostante non fossi uno sprovveduto, volevo portare le condoglianze alla famiglia a nome di tutti i concittadini, ma la rabbia mi impediva di razionalizzare quanto successo”. Quindi la testimonianza dell’Appuntato Francesco La Torre, oggi in congedo, al quale toccò il gravoso compito di informare la famiglia in quel triste giorno. Lui Giuseppe lo conosceva da quando era bambino, lui lo aveva assecondato quando decise di arruolarsi nei Carabinieri per assolvere gli obblighi di leva, a lui è toccato l’ingrato compito di portare quella ferale notizia alla famiglia Savastano. Tra il pubblico molti concittadini di Giuseppe e tante, tante divise, tra cui il Capitano Antonino Zangla, Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Montefiascone, strette attorno alla famiglia.

19 BrutiCurreriLa giornata prosegue con la presentazione del romanzo “Eroi silenti” di Francesco Curreri, scrittore bolognese figlio di un poliziotto che visse in prima persona i fatti di Bologna del ’77. Eroi silenti, dice Curreri, sono tutti coloro che nell’anonimato di una divisa, di una vita magari spesa nella difesa di una carica dello Stato o dello Stato stesso hanno dato la vita, come Giuseppe Savastano. Ma Eroi silenti sono anche coloro, come affermato dal’Autore riferendosi al padre, coloro che hanno terminato la loro carriera senza perdere la vita, ma continuando a servire lo Stato con dignità e con onestà. Eroi silenti, continua, sono coloro che oggi sono in servizio nei diversi corpi, militari o civili che siano, delle Forze dell’Ordine e che, sfidando anche chi li vuole screditare, continuano a lavorare con abnegazione e impegno. Nel suo libro Curreri descrive le vicissitudini di una famiglia che ha perso il proprio sostentamento, rappresentato dal padre poliziotto, vittima di un attentato terroristico compiuto dalle brigate rosse. I fatti descritti nel romanzo sono di fantasia, ma ci sono molti riferimenti che ci riconducono a fatti realmente accaduti. È lo scrittore stesso a dire di doversi limitare alla presentazione del prologo perché svelare i passaggi successivi significherebbe svilire la lettura della storia, ma tanto basta a catturare la curiosità dei presenti. Alcuni video introduttivi che ricostruiscono la dinamica dell’agguato con cui si apre il libro e una cronologia di date e di fatti che hanno sconvolto l’Italia non solo in quegli anni portano il pubblico a rivivere o immaginare quegli anni, complice la musica che accompagna le immagini. Subito dopo i filmati l’Autore ci illustra quanto successe in via Fani il 16 marzo 1978 attraverso alcune foto, tutte di pubblico dominio come specifica lui stesso, e sulle quali ha confrontato le tesi fino a oggi ritenute veritiere con gli sviluppi emersi dalla II Commissione Parlamentare Moro (presieduta dall’On. Giuseppe Fioroni) e portando quindi a conoscenza del pubblico alcune domande, talvolta inquietanti, che emergono dalle osservazioni oggettive di tali foto.

Curreri però non è venuto a Bolsena solo come Autore per presentare il suo libro che è patrocinato da due Associazioni dedicate ad altri due Eroi silenti, Domenico Ricci (autista dell’Onorevole Aldo Moro caduto in via Fani il 16 marzo 1978) ed Emanuele Petri (ucciso dalle cosiddette nuove brigate rosse sul treno regionale Roma-Firenze durante un controllo e permettendo, con il suo sacrificio, l’arresto degli assassini dei giuslavoristi Massimo D’Antona e Marco Biagi), ma anche per presentare ai giovani delle scuole medie primarie di Bolsena il progetto “Portatori Sani di Memoria”, nato dal libro e promosso dalle due Associazioni.

Nel programma di queste giornate in memoria di Giuseppe Savastano, l’incontro con le scuole è stato fissato per il lunedì mattina.20BrutiDiSorteCurreri2 I ragazzi sono stati accolti dall’Assessore Raffaella Bruti e dal Vicesindaco Andrea Di Sorte che hanno illustrato l’importanza di “fare Memoria”, quindi di ricordare Giuseppe Savastano, anche se, per molti di loro, il suo nome riporta all’insegna di un forno più che al nome di un concittadino di cui andare fieri. È stato raccontato il fatto che ha visto protagonista suo malgrado Giuseppe per renderli partecipi, senza calcare troppo la mano, del periodo storico di interesse e il vedere che l’attenzione dei ragazzi, che ricordiamo hanno un’età tra i 12 e i 14 anni, cresceva ha stupito positivamente gli adulti presenti, professori compresi e lo stesso Francesco Curreri che solitamente presenta il progetto alle scuole superiori rivolgendosi alle classi del triennio. Quando prende la parola, Curreri illustra il significato più profondo e ampio del titolo del progetto, cioè “Portatori Sani di Memoria”, quindi comincia a coinvolgere ragazzi chiedendo loro chi ha parenti nelle Forze dell’Ordine e ricordando, come la sera prima con gli adulti, che anche i loro parenti devono essere considerati degli Eroi, perché per essere Eroi, non per forza è necessario morire. Una volta rotto il ghiaccio, tra i giovani e l’Autore si instaura una comunicazione alla pari e l’imbarazzo che solitamente frena i ragazzi negli interventi viene vinto quel tanto che basta per permettere a molti di loro di fare domande senza vergognarsi. L’interazione con loro ha raggiunto l’apice quando Curreri li ha portati a ripercorrere il lavoro fatto negli anni alla ricerca dei dettagli che sono alla base di molte di quelle domande che comunque l’Autore mette in evidenza quando presenta il libro a un pubblico adulto. La giornata è stata, a parere di tutti, proficua, anche se questo parere potrà essere confermato solamente tra diversi anni, quando magari qualcuno di questi ragazzi, magari anche uno solo, ricorderà questa giornata nel momento in cui si laureerà nella speranza di intraprendere una carriera in magistratura o come avvocato o come ufficiale dell’Arma o della Polizia di Stato per indagare su chi ha o continua a minare la democrazia che di per sé, non solo nel caso dell’Italia, è sempre fragile.

21CoroneE arriva anche il 21 gennaio 2020, 38 anni precisi ci dividono dal ricordo di quel freddo giorno, un giorno che sicuramente la famiglia Savastano sente suo, così come sente ancora suo quel ragazzo che ascoltava i Pink Floyd nella sua stanza. Ma oggi condividono il loro doloroso ricordo con un’altra famiglia, quella di Euro Tarsilli, l’altro giovane Carabiniere ausiliario, lui diciannovenne originario Belvedere Ostrense (AN), ucciso allo stesso posto di blocco a Monteroni d’Arbia dalla stessa mano, quella dei terroristi di Prima Linea. I genitori di Tarsilli sono anziani, ma attorno a loro c’è una famiglia più grande ancora, parlando di numeri, della famiglia Savastano: è la famiglia dell’Arma dei Carabinieri, rappresentata da uomini e donne con gradi diversi, dal Carabiniere semplice al Colonnello, ma tutti stretti attorno alle due famiglie. Tra loro anche una nipote di Giuseppe Savastano, la figlia di Claudia che ha deciso di seguire le orme dello zio Giuseppe arruolandosi anch’ella nei Carabinieri, scelta dapprima appresa con comprensibile disappunto dalla mamma che poi ha capitolato orgogliosa della strada intrapresa dalla figlia.

La toccante cerimonia si è svolta nella chiesa dei SS. Giusto e Donato a Monteroni d’Arbia, celebrata come negli ultimi quindici anni da Don Cosimo Fausto Romano che ha letto la Lettura del Vangelo dedicata al “servizio” in onore dei due ragazzi caduti appunto durante il “servizio” che svolgevano nei confronti dei cittadini, una lettura che non ha mai voluto cambiare in tutti questi anni.

Terminata la messa sono state deposte le corone in onore ai Caduti al monumento eretto sul luogo dell’eccidio alla presenza del picchetto d’onore dei Carabinieri. Anche qui erano presenti, come già in chiesa, i rappresentanti del Comune di Bolsena, di Belvedere Ostrense, di Murlo, di Buonconvento e, ovviamente di Monteroni d’Arbia nella persona del Sindaco Gabriele Berni che ha preso la parola così come ha fatto il Colonnello Stefano Di Pace, Comandante provinciale dei Carabinieri di Siena.

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