Eroi Silenti
1994: Fabio Tassi, giornalista di successo della RAI, ha alle spalle un passato che nessuno deve conoscere, la sua militanza nelle “brigate rosse” e il coinvolgimento in un grave fatto di cronaca avvenuto vent’anni prima.
Seguendo un’inchiesta sulla prostituzione, il giornalista arriva a Parigi e incontra Lorraine, donna dal passato altrettanto misterioso che possiede molti night club nella capitale francese. In uno di questi locali un agente dei Servizi Segreti Italiani sulle tracce del giornalista è brutalmente assassinato. Le indagini fanno riaffiorare il passato di Fabio Tassi presentandogli un conto difficile da saldare.
Un romanzo dal ritmo incalzante che porta a rileggere diverse pagine della nostra storia moderna e contemporanea, come il rapimento dell’On. Aldo Moro, con più senso critico. Come ha detto Giovanni Ricci (figlio di Domenico Ricci, l’Appuntato dei Carabinieri che era alla guida dell’auto dell’On. Moro): «Talvolta un romanzo può più di mille saggi».
Forse non è un caso che il libro sia stato oggetto d’esame in un liceo perché, proprio grazie alla sua lettura, una studentessa ha cominciato a interessarsi ai fatti del periodo dei cosiddetti “anni di piombo” e ai suoi protagonisti, tra cui lo Statista Aldo Moro, diventatone icona suo malgrado. Tutto ciò ha spinto l’autore a creare con l’Associazione Domenico Ricci un progetto, “Portatori Sani di Memoria”, destinato agli studenti delle scuole medie secondarie.
Perché ci si autopubblica: Questo libro è già stato pubblicato da due editori diversi, con due titoli diversi e, come dovrebbe essere nell’ordine delle cose, con tutti i costi a carico dell’editore. Oggi le cose stanno notevolmente cambiando per una contingenza di diversi fattori, in primis la crisi economica. Un modus operandi in passato appannaggio solamente delle piccole case editrici ha contagiato tutto il mondo editoriale: se vuoi pubblicare i tuoi scritti devi coprire le spese dell’imprenditore, già una contraddizione in termini, e spesso aggiungere già il suo margine di guadagno. Il problema però non è solamente in questa pratica tanto discutibile quanto antipatica, ma nel fatto che dopo la produzione, l’editore abbandona a se stesso l’autore che deve cominciare a organizzarsi presentazioni e a farsi promozione, cosa assolutamente non facile e di cui dovrebbe incaricarsi l’editore che ha “investito” su quell’autore. È questo insieme di fattori che spinge un autore ad autopubblicarsi, ma anche questa opzione ha i suoi svantaggi, perché immette sul mercato tutte le proposte, anche prodotti di poco valore culturale, scritti male e, peggio ancora, diseducativi.
Per quanto mi riguarda, ho combattuto, ho stretto i denti, ma prima di arrivare ad autopubblicarmi sono passato per gli editori che, seppur piccole realtà, hanno creduto nel libro, hanno investito e hanno cercato di fare il possibile per divulgarlo. Questo per me è importantissimo perché significa proporre ai lettori un libro che per lo meno è stato vagliato da chi nel settore ha qualcosa da dire.



